Scoperta in Vaticano l’ultima Opera segreta di Raffaello

Arriva dal Vaticano l’annuncio della straordinaria scoperta dell’ultima opera di Raffaello Sanzio: le allegorie di Giustizia e Cortesia.

E’ l’ultima traccia del passaggio di Raffaello in Vaticano, è l’ultima opera del grande artista prima che morisse 500 anni fa. Si chiama Giustizia e Cortesia, un soggetto perfetto per la conclusione di una carriera gloriosa.

“Il riconoscimento dello stile, della tecnica, dell’attitudine alla sperimentazione proprie del genio di Raffaello Sanzio, corroborato dal riscontro delle fonti storiche e dei risultati delle analisi scientifiche, hanno portato ad attribuire al Divin Pittore le allegorie della Iustitia e della Comitas, le uniche due figure femminili dipinte ad olio tra gli affreschi del Salone di Costantino in Vaticano», ha raccontato Vatican News.

Ci è voluto tempo per attribuire l’opera a Raffaello, i lavori proseguono dal 2015, su tre pareti dell’ambiente in cui è stata riscoperta l’opera, il Salone di Costantino in Vaticano. Solo tramite il restauro si è potuto aggudicare l’opera al pittore urbinate, con elementi significativi che riportano alla sua tecnica degli ultimi anni in cui sperimentò la pittura a olio sul muro.

L’ultimo lavoro di Raffaello Sanzio: le allegorie di Giustizia e Cortesia

Raffinate metodologie di pulitura della superficie pittorica sono state eseguite a partire dal 2015 su tre pareti della Sala di Costantino dai tecnici del Laboratorio Restauro guidato da Francesca Persegati, coordinati da Fabio Piacentini, sotto la direzione scientifica di Guido Cornini. Gli interventi hanno consentito di far emergere nitidamente i colori straordinari dell’intero ciclo pittorico che inaugurò la stagione del manierismo raffaellesco.

L’ultima parola l’hanno detta le tecniche adottate cinque secoli fa per dipingere le due figure, realizzate rispettivamente a tempera grassa e ad olio a mettere in risalto le trasparenze e le sfumature proprie di Raffaello. Importante anche il rinvenimento di numerosi chiodi al di sotto della superficie su cui si stagliano le due Allegorie. Questi elementi metallici avevano la funzione di ancorare alla parete la “colofonia”, ovvero la pece greca stesa a caldo e ricoperta da Raffaello con un sottile strato di intonachino bianco con l’intento di riprodurre sul muro le caratteristiche di una tavola e così procedere con sicurezza all’esecuzione della pittura ad olio.

Una tecnica che venne presto a noia a Giulio Romano e ai suoi compagni. Si decise allora di smantellare la parete ed allestire un nuovo intonaco, salvaguardando solo la Iustitia e la Comitas, la cui raffinatezza cromatica eguaglia capolavori eccelsi come la Fornarina. Il resto dell’impresa venne completato ricorrendo alla più sicura tecnica dell’affresco.

Quando sarà possibile ammirare la Cortesia e la Giustizia? Facile risposta: fra poco, con la riapertura dei Musei Vaticani. Un motivo in più per riprendere il normale corso della vita.