irpinia mood

Nato nel 2015 per raccontare l’Irpinia attraverso la sua tradizione enogastronomica, in dieci edizioni Irpinia Mood ha costruito una piattaforma relazionale che mette in connessione chefproduttoriimprese e professionisti del settore.
Il tema INTOLLERANTI partiva da una domanda aperta: come cambia la cucina quando cambiano le esigenze, le abitudini alimentari e il rapporto con ciò che mangiamo? Dalle allergie e intolleranze, il festival ha allargato la riflessione alle questioni che interessano il sistema alimentare, tra identità locali e influenze globali, memoria e sperimentazione, regole e creatività.

I numeri dell’edizione 2026

Sono state circa 15.000 le presenze registrate a Villa Amendola nelle quattro serate del festival. A queste si aggiungono circa 120 pernottamenti nelle strutture ricettive di Avellino nell’arco di sei giorni, tra addetti ai lavori e visitatori arrivati in città per l’evento.
Numeri che raccontano la capacità della manifestazione di generare valore, coinvolgendo pubblico, attività e strutture locali.

97 chef, una sola sfida: trasformare il limite in possibilità

Il festival ha coinvolto 97 chef, chiamati dalla direzione gastronomica di Mirko Balzano a interpretare il tema attraverso un vincolo condiviso: rinunciare, nella realizzazione del proprio piatto, ad almeno uno dei cinque principali allergeni tra glutine, lattosio, uova, arachidi e frutta a guscio.
Il risultato è stato una moltitudine di interpretazioni, la prova di come la cucina possa rispondere a esigenze differenti mantenendo riconoscibile la firma di chi le ha pensate.
Accanto agli chef arrivati da tutta Italia e oltre, con tecniche e linguaggi differenti, gli chef irpini hanno contribuito a raccontare prodotti e tradizioni della cucina locale attraverso i loro piatti.

Dalla terra alla cucina con Coldiretti Avellino

Il rapporto tra cucina e territorio è stato rafforzato dalla collaborazione con Coldiretti Avellino, che ha coinvolto produttori selezionati e portato nelle cucine del festival materie prime espressione dell’agricoltura irpina.
Tra queste il fagiolo quarantino di Volturara, la cipolla ramata di Montoro, il pecorino di Carmasciano, il caciocavallo podolico, la nocciola di Avella, i peperoncini di fiume, le percoche e lo zafferano dell’Alta Irpinia.
La qualità di ciò che arriva nel piatto dipende anche dalle scelte fatte ogni giorno nei campi, negli allevamenti e nelle aziende che trasformano ciò che la terra offre.