Il World Pizza Day è l’occasione per celebrare uno dei simboli più amati della cultura gastronomica italiana, un patrimonio che nasce popolare e oggi si esprime in forme sempre più personali, contemporanee e consapevoli. A Roma, città di stratificazioni, stili e visioni, la pizza è diventata negli ultimi anni terreno di ricerca, racconto e identità: ogni impasto, ogni topping, ogni scelta di forno o di materia prima è il riflesso di un modo di intendere la cucina e l’ospitalità. In occasione del World Pizza Day 2026, tre pizzerie della Capitale interpretano questa ricorrenza con una pizza speciale, pensata per rappresentare la propria filosofia e il proprio percorso. Tre storie diverse, tre visioni, un unico linguaggio universale: quello della pizza come espressione culturale, gesto artigianale e piacere condiviso.
“La pizza è un linguaggio in continua evoluzione, capace di raccontare territori, stagioni e materie prime”, racconta Francesco Calò. “Canto di Bruma nasce dalla volontà di riportare questa espressione alla sua essenza: senza distrazioni, ho scelto gli ingredienti con rigore assoluto, calibrando ogni gesto e rispettando l’identità di ogni sapore. Qui la materia prima non è mai decorazione, ma protagonista viva, stagionale e autentica: il cervo brasato al ginepro è profondo e avvolgente; la purea di pastinaca e patata affumicata richiama il calore del fuoco e della terra; la spuma di noce e burro nocciola dona morbidezza e armonia. Il tartufo nero arriva in modo naturale, mentre i fiocchi di sale Maldon completano l’assaggio, invitando subito a un altro morso”.
Canto di Bruma nasce da questa visione: una pizza che non alza la voce, ma lascia il segno. Parla sottovoce, con eleganza e profondità. Non ambisce a imitare la cucina, ma a dialogare con essa e a fondervisi con naturalezza, restando fino in fondo profondamente pizza.
A fare da filo conduttore è sempre l’impasto, vero cuore del progetto dell’enopizzeria Avenida Calò. Frutto di un lavoro di ricerca e perfezionamento, nasce da un processo indiretto con lievitazione di 24-48 ore e idratazione al 78%, e utilizza un blend di farine, “Farina Intensa”, messo a punto dallo stesso Calò. Questo mix esclusivo valorizza struttura, profumi e colore, regalando un morso riconoscibile per aromaticità, leggerezza e digeribilità. Un impasto semi-integrale ma estremamente scioglievole, pensato come base viva e versatile su cui costruire abbinamenti contemporanei e topping dal carattere deciso.
La base è l’impasto Spiazzante, uno degli impasti iconici della pizzeria: steso come una napoletana ma più croccante, realizzato con un mix di farine studiato per garantire fragranza e leggerezza, ad alta idratazione e con oltre 48 ore di fermentazione. Un impasto che unisce struttura e scioglievolezza, mantenendo una grande pulizia gustativa.
Il topping costruisce un racconto autunnale di terra e profondità: crema di zucca arrosto e miso bianco, pancia di Maiale Nero dei Nebrodi cotta a bassa temperatura, rosolata per esaltarne la parte grassa, radicchio tardivo brasato, fiordilatte, fondo ristretto della pancia e olio EVO.
Una pizza complessa ma equilibrata, dove ogni elemento resta leggibile e funzionale al piatto, senza eccessi né sovrastrutture.
“Oggi sento il bisogno di lavorare su una pizza che non cerchi di stupire, ma di convincere” racconta Alessio Mattaccini. “La Spiazzante Confine nasce proprio da questa idea: un impasto che sostiene il topping senza sovrastarlo, capace di accogliere ingredienti importanti restando leggero e riconoscibile. La pancia di Maiale Nero dei Nebrodi, con la sua profondità e la sua eleganza, è l’ingrediente perfetto per raccontare questa visione”.
Con questa proposta, Spiazzo celebra il World Pizza Day riaffermando un’idea di pizza d’autore contemporanea, stagionale e coerente, capace di dialogare con la cucina senza perdere la propria identità. Oppure una versione alternativa per la chiusura: con Confine, Spiazzo celebra il World Pizza Day riaffermando una visione coerente e consapevole: una pizza d’autore contemporanea che parte dalla terra, attraversa la tecnica e trova il suo equilibrio nel piatto.
La Margherita di Baccio nasce dal desiderio di riproporre sulla pizza il gusto forte del pomodoro cotto nei forni dai panettieri che, a Napoli come a Roma, ha profumato l’infanzia del pizzaiolo Giovanni Lombardi.
Sul disco inizialmente solo una crema di pomodoro datterino precedentemente cotta al forno con olio extra vergine, sale, zucchero e zest di agrumi, leggermente bruciacchiata e poi frullata, dal sapore dolce ma deciso con una leggera nota affumicata.
In uscita dal forno, stracciata d’Andria cremosa e filante e un coulis di basilico che aggiunge freschezza e colore.
Sapori che si incontrano sulla pizza come nella memoria e rendono ogni morso una vera e propria esperienza di gusto.
























